
Non ho mai avuto un presepio, ed ho spiegato il perché in un articolo su Frizzifrizzi (ma potete leggerlo anche qua in fondo).
La mia famiglia evidentemente legge quello che scrivo visto che era nell’aria, durante l’ultima visita a casa dei miei, nei giorni scorsi, che per me ci sarebbe stato un presepe sotto l’albero.
Ma ecco che durante un pranzo di famiglia, di quelli che non facevamo da un po’, arriva il fratello di mio padre con questo: un vecchio presepe di famiglia che ha restaurato apposta per noi.
Casetta ed angelo sono del 1957. Li comprò mio nonno – che purtroppo ho potuto conoscere veramente poco, visto che è morto quando ero ancora molto piccolo – e l’hanno avuto in casa mia padre e i suoi due fratelli per tanti anni.
Ora arriva nella nostra casa, non senza qualche lacrimuccia versata dal sottoscritto dietro agli occhiali scuri che portavo quando ho ricevuto il regalo (causa Sveva e le sue unghiette letali in un occhio).
Sicuramente il più bel regalo di Natale che potessi(mo) ricevere. Read the full post
Questo è il primo albero di Natale ufficiale qui in casa Sbarbati e, dato che siamo una famiglia nuova di zecca, ancora non abbiamo scatole impolverate piene di addobbi, palline con una storia alle spalle, puntali regalati dal nonno dell’amico del fratello di…
In pratica, si parte da zero. Abbiamo risolto con un piccolo albero preso per pochi euro, palline rosse ipereconomiche e poi ci abbiamo attaccato su qualche decina di pins.
Per quest’anno, bene così.
E’ una vita che non metto nuovi posts. Sono stato alle prese con il lavoro (lanciare la Frizzifrizzi’s Xmas Gift Guide, andatevela a vedere!), promuovere, scrivere, leggere, vendere, collaborare.
E poi con l’arrivo dei malanni invernali di Sveva (perché nessuno ti dice le cose? Mai e poi mai fare l’aerosol prima di mettere a dormire la pupetta…) le lancette dell’orologio hanno iniziato a correre e correre.
Ora ho ancora più da fare, ma il Natale è alle porte e, come tutti gli anni, sono in piena atmosfera natalizia.
Mi guarderei tutti i film a tema, pure le puntate di Natale di ogni telefilm.
Nel frattempo io ed Ethel stiamo addobbando la nuova casa, o almeno ci proviamo!
Mancano ancora i quadri, le mensole, i lampadari, il “servizio buono”, qualche botta di stucco, qualche altra di vernice, una nuova maniglia, un mobiletto per i vini, una porta da colorare… Ma ce la possiamo fare.
Uno specchio messo al punto giusto allarga la stanza, ti serve per sistemarti prima di uscire, ci fai giocare tua figlia quando è nervosa.
Con il tavolo che ci hanno appena portato nasce il problema del lampadario. Tenendo conto che il soffitto è molto alto, ce ne starebbe bene uno grande o almeno due medio/piccoli.
Sbirciando tra miriadi di siti d’arredamento abbiamo identificato lo stile che ci piace di più, ovvero quello delle lampade industriali degli anni ‘30 o giù di lì.
Su eBay non abbiamo trovato niente di interessante. Da acquistare online ce ne sono ma a prezzi piuttosto alti (350/450$).
Non resta che cercare per mercatini (dove i prezzi saranno alti lo stesso)…
Finalmente nella nuova casa è arrivato il primo pezzo, il magnifico tavolo che abbiamo trovato qui a Bologna da Cose d’altre Case e di cui ci siamo innamorati a prima vista!
Impazzisco per lavagne, bacheche, pareti puntinabili, scribacchiabili, gessabili ed ovviamente l’idea di una vernice lavagna – non quella nera da scrivere con i gessi, ma bianca, per i pennarelli – mi fa andare fuori di testa.
Praticamente indispensabile per: liste della spesa, scarabocchi della pupa quando sarà un po’ più grande, scarabocchi del papà, quando ha voglia di farne, numeri di telefono da segnare al volo, ricette di cotto e mangiato (l’unico motivo per cui guardo Studio Aperto) da prendere in tempo reale, partite di filetto, segnapunti per tornei di scala quaranta.
Saprei già che parete dipingerci, quella tra (futura) cucina e (futuro) salotto.
Però costa 200$ a barattolo…
Mai pensato che fosse uno stress simile comprare una casa, farla sistemare, progettare l’arredamento, pensare al trasloco. Aggiungendo una figlia con cui giocare, a cui far fare il ruttino, cullarla quando è nervosa, portarla a spasso, dal dottore, a fare le vaccinazioni. Una compagna con cui cercare di passare più tempo possibile che però è sempre poco. E poi seguire Frizzifrizzi, scrivere articoli, rispondere (o vedere accumularsi) decine di mail al giorno, ognuna che si porta dietro qualcos’altro da fare. E nel frattempo vengono nuove idee (da seguire), nascono nuovi problemi (da risolvere), arrivano nuovi clienti (per fortuna).
Il telefono squilla e guardi chi è. Qualche telefonata la lasci andare perché sai già che saranno chiacchiere inutili, da riprendere nei momenti morti – dopo il caffè al bar, in giro per negozi, svelto tra le strade di Bologna, che vorresti perennemente a 20° e invece passa direttamente dal grigio-freddo-piovoso al caldo-umido-afoso.