Non ho mai avuto un presepio, ed ho spiegato il perché in un articolo su Frizzifrizzi (ma potete leggerlo anche qua in fondo).
La mia famiglia evidentemente legge quello che scrivo visto che era nell’aria, durante l’ultima visita a casa dei miei, nei giorni scorsi, che per me ci sarebbe stato un presepe sotto l’albero.
Ma ecco che durante un pranzo di famiglia, di quelli che non facevamo da un po’, arriva il fratello di mio padre con questo: un vecchio presepe di famiglia che ha restaurato apposta per noi.

Casetta ed angelo sono del 1957. Li comprò mio nonno – che purtroppo ho potuto conoscere veramente poco, visto che è morto quando ero ancora molto piccolo – e l’hanno avuto in casa mia padre e i suoi due fratelli per tanti anni.
Ora arriva nella nostra casa, non senza qualche lacrimuccia versata dal sottoscritto dietro agli occhiali scuri che portavo quando ho ricevuto il regalo (causa Sveva e le sue unghiette letali in un occhio).
Sicuramente il più bel regalo di Natale che potessi(mo) ricevere.

Nascendo in una famiglia di “mangiapreti” come la mia, non puoi sperare che da bambino, a Natale, ad un certo punto ci si riunisca tutti per fare il presepe. Non ce l’avevamo proprio, il presepe. Mai entrata una statuina religiosa, in casa.
Però visto che a scuola tutti ne parlavano e a casa degli amici vedevo muschio, pastorelli, falegnami e grotte di cartapesta, decisi di ingegnarmi e fare, di nascosto, il mio segretissimo e personalissimo presepe.

Dal giardino presi qualche strato di muschio, lo portai sotto ad un salice, raccolsi dei gusci di pinolo e con quelli (e tanta immaginazione) feci tutta la bella scenetta della natività. Che durò qualche giorno: poi arrivò la neve e ricoprì tutto. Sembra la scena di un film girato in Polonia durante la guerra fredda, lo so, e quando la racconto ancora ridono tutti, compresi i miei genitori che quando lo scoprirono si sentirono al pari della polizia segreta della Germania Est.

Quella fu una delle poche volte in cui si accese dentro di me una fiammella di religiosità. Debole, perché fu più che altro invidia per i miei compagni di scuola e voglia di fare qualcosa che tutto il resto del mondo tranne me, per come la vedevo io, faceva.



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