
Su Marie Claire di settembre (inserto Marie Claire bis), in questi giorni in edicola, c’è un’intervista al sottoscritto, insieme a Wendy Lam, i ragazzi di Fashionblog, Denni Elias, Erica e Morethanlove.
Cosa?
Facciamo una webzine che raccolga testi. Testi molto/poco modaioli.
Poesie che non manderesti mai alle accademiosissime riviste letterarie, ai contest melmosi, ma affideresti piuttosto al tuo (tum)blog segreto ma non troppo.
Microsaggi postintelligenti.
Racconti d’avventura urbana a (s)puntate.
Niente immagini, solo parole. Ma che parole.
Perché?
Ti piacciono le riviste letterarie che trovi in giro?
Come?
Il segreto è non pensare alla carta.
La carta è bellissima, la carta profuma, la carta è sexy.
Ma qua non dobbiamo pensarci. La carta sarà l’erotico e irraggiungibile oggetto del nostro desiderio.
Ma quando pensiamo alle parole, pensiamole per aria. Lo schermo, la nostra finestra.
Chi?
Io la butto lì.
Siete già un po’ che mi seguite, qui e su tumblr, quindi passate parola.
La mia mail è info@simonesbarbati.com.
Non so dove né quando. Né per chi né perché si è diffusa tra stampa o pseudo-stampa la convinzione che Frizzifrizzi sia un blog dove pubblichiamo nostre foto con i vari look o streetphots a là The Sartorialist.
Non capisco. Non concepisco. Ma quando scrivono le vanno a vedere, prima, le cose?
Ultimamente, sempre più spesso, mi capitano interviste in cui mi chiedono dove preferisco scattarmi le foto. E che devo dire? In cucina, per quanto mi riguarda.
Allora giù a spiegare cos’è Frizzifrizzi, ché ci chiamano tutti fashion bloggers ma io e quelli che si scattano le foto facciamo due mestieri diversi. E’ come l’ospite che è sia chi ospita e chi è ospitato.
E comunque quest’articolo, nel complesso, è una vera chicca.
Sto cercando per l’ennesima volta di farmi crescere la barba. Solo una volta sono andato più avanti di così poi arriva il momento in cui sento la vocina che dice: tagliala! Non avrò mai il barbone bello folto, la mia è più tipo Keanu Reeves, ridicola e spelacchiata.
Comunque oggi ho fatto un test, vediamo se accettano questa barba ridicola e spelacchiata su Elle.
Mi hanno fatto una mini-intervista (solo mini-interviste, io che dovrebbe uscire il 16 agosto e mi hanno chiesto uno foto.
Sarà il grafico a decidere. Se la prende vado avanti con la barba. Se la boccia, continuo.
p.s.
su questo blog sto scrivendo molto poco e per comodità uso di più tumblr quindi se – chissà poi perché – mi segui qui, sappi che puoi seguirmi anche là.
Siamo già oltre metà 2010 e mi è venuto in mente che ad inizio anno avevo fatto una idiota lista-idiota di 10 buoni propositi estratti casualmente da qui.
La vado a recuperare per vedere come sono messo:
1. Start a pencil collection: MALE - ok, ho qualche matita in più ma non ho mai iniziato la collezione, anche perché poi dovrei farmi temperare le matite da questo qui e costa 15$ a temperata…
2. Talk more, tweet less: BENE - scambiando twitter con Facebook sì, in effetti ho fatto una certa pulizia tra gli amici-boh-chi-sei-perché-ti-ho-aggiunto? ed ho aumentato, a volte anche mio malgrado, le occasioni di chiacchiera. Sì forse non sono proprio il tipo che si confida a cuor leggero (serve sempre una buona dose di alcool, prima).
3. Make a quilt: MALE - ’sta trapunta non s’ha da fare, ma tanto ho già detto fin da subito che questa la saltavo.
4. Look up at the sky: BENE - sembra una stupidaggine ma guardo molto, molto di più per aria. E vedo che qua sopra passano un sacco d’aerei. Prossimo acquisto (prossimo nel senso quando avrò i soldi): fare il terrazzo sul tetto del garage del tizio sotto di noi dopodiché prendermi un telescopio ed iniziare mia figlia alle meraviglie del cielo (chissà se ho ancora il manuale di astronomia dove non capivo niente di formule matematiche e leggi fisiche ma c’erano gran belle immagini).
5. Spend more time with the kids: BENE - ho imparato a staccare, a godermi pienamente mia figlia, che intanto cresce e impara nuove parole ogni giorno e già rimpiango di non aver fatto centinaia di video di quand’era solo un giocattolino inerme che riusciva a star ferma per due minuti di seguito e l’unico verso che faceva era gish, come il primo disco degli Smashong Pumpkins e Lillian Gish. Domani si va di nuovo a vedere il lago con papere e cigni.
6. Accept: BOH - beh sì a me pare di aver migliorato ma qua sono gli altri a dover giudicare.
7. Grow basil: MALE - giuro che ho pensato di farlo almeno una decina di volte ma poi la piantina di basilico qua in casa non ci è ancora entrata. E credo che per quest’anno andrà così. In compenso ho comprato mazzi su mazzi di fiori, una piantina che in questi giorni è un po’ provata dal caldo ma tira avanti ed un bizzarro megafungo arancione che ora domina il bagno.
8. Enjoy every minute: GRAN CAZZATA - roba da film americani era e roba da film americani rimane. Questa non la tengo proprio in conto.
9. Write a story: MALISSIMO - cavolo qua casta il classico asino. Quante volte ho pensato di iniziare? Una volta al giorno? Può essere. Quante storie ho iniziato? Due. Finite? Nessuna. Ora galleggiano in testa. Ma per scrivere devo isolarmi dal mondo almeno per un paio di settimane. Giusto per iniziare. E non la vedo fattibile. Ciò non toglie che mi sento una merda.
10. Take a break: BENE - sì sì ora stacco alla grande. E butto via mail con molta più serenità.
Tirando le somme: 5 BENE – 3 MALE – 1 MALISSIMO – 1 BOH – 1 GRAN CAZZATA CHE NON FARO’.
Per essere a fino luglio non è andata così male.
Sto aggiornando poco il sito perché oltre ad essere sempre occupatissimo per via di Frizzifrizzi, ad avere una quantità industriale di mail a cui rispondere (a proposito, non mandatemi accidenti vari se non vi rispondo: 1) ho lo specchio-riflesso x10; 2) è davvero umanamente impossibile a meno di non assumere tipo 3/4 segretarie, cosa che non posso permettermi, rispondere a tutti, poi diciamoci la verità, di mail balzane e anche un po’ malsane ne ricevo a profusione), qualche altro progetto in ballo, Simonesbarbati.com lo riservo per i momenti di calma.
Per i momenti da una botta e via c’è il mio tumblr. Seguitemi lì.
E tornando alle mail.
Davvero… mi spiace, risponderei a tutti ma visto che il mio tempo vale in proporzione all’importanza delle cose che devo fare/persone a cui dedicarmi, in questo periodo per me vale molto.
E se ti dico qui e su Frizzifrizzi di NON CHIEDERMI questo o quello, perché cavolo mi chiedi questo o quello? Tu, francamente, ti risponderesti?
(ti dò del tu ma sappi che hai una foltissima compagnia)
Come tanti, mi sono commosso.
Come tanti non mi aspettavo spiegazioni a tutto.
Come tanti forse mi aspettavo qualcosa di più.
Non per come va a finire: ci sta. Ma per come ci sono arrivati durante il puntatone finale.
Lo volevo più epico. Dovevano farmi sgorgare litri di lacrime in più. Sono sei anni, cavolo, che la sera ci sediamo sul divano (di tre case diverse, per altrettanti divani, finora) io ed Ethel per quella che è(ra) una delle nostre tante rassicuranti abitudini. E nel finale, nel percorso che portava al finale, io volevo anche un riassunto dei MIEI ultimi sei anni.
Non che gli autori potessero sapere, ma sono americani, sanno come scatenare emozioni con un po’ di musica ed una storia. E io volevo piangere anche per le MIE emozioni di questi ultimi sei anni.
Il materiale ce l’avevano tutto.
Però… però alla fine un po’ ci sono riusciti: non subito, ma quando a schermo ormai spento non restava che digerire il tutto. Scaricare nel tombino, con qualcosa che rimane a galla. Ed è rimasta a galla la nostalgia.
Non per Lost, ma per i momenti tutt’attorno. Tanti flash (ma non flashback né realtà parallele che parallele non sono) che si possono riassumere in una considerazione: non potrò più sdraiarmi a pancia in giù nella vecchia casa dove sono nato, d’estate, da adolescente, con la finestra aperta sugli alberi. Perché non sono più adolescente e quella casa non c’è più (è in un’altra realtà, ora). Non è certo l’unica cosa che non potrò più fare, ma mi è venuta in mente quella. Quella e tante voci di vecchi amici che sento troppo poco. E mi piacerebbe che si potesse creare dei posti, nella memoria, dove ritrovarsi quando la foga del guardare avanti sarà passata e non resterà che cercare di ricordarsi.
E ora andatevi a leggere cosa ha scritto il mio amico pollo (o broccolo, ma dietro ad ogni pollo c’è sempre un broccolo e viceversa): davvero molto poetico.
Gli rubo pure una citazione.
Ho sempre pensato a cosa direi ad un bambino, un figlio, se mi chiedesse dove andiamo una volta morti. Non credo in Dio. Ma dire ad un bambino che diventiamo terra mangiata dai vermi, non potrei. C’è una cosa che penso gli direi, gli direi che ci dividiamo in tantissimi frammenti, che luccicano come diamanti, e veniamo sparsi nelle persone che restano, diventiamo ricordi.
Ogni tanto qualche litigata via mail capita.
Ma trovare uno come questo è come vincere alla lotteria (dell’umiltà).
L’antefatto: come tantissimi altri colui che chiamerò TIZIO ha inviato le foto delle sue creazioni, in questo caso gioielli, per avere un articolo su Frizzifrizzi. Dopo aver ricevuto la risposta standard in cui spiegavamo, con delicatezza, che non ci piacevano, ecco lo scambio di mail.
TIZIO:
mi sembra davvero strano o meglio non è che per caso volete solo le foto senza fotomontaggio di grafica? forse voi non lo sapete perchè non siete nel campo vendita ma i gioielli più strani fanno solo scena ma nessuno li compra,quindi il mercato vuole la particolarità indossabile.mi spiace che non avete valutato bene,avete caricato cose inguardabili e non i miei gioielli??? mà…..cmq mi aspettavo professionalità invece non è così.colui che mi ha risposto non ha nemmeno un’identità che si nasconde dietro frizzi???hè???
IO:
Ciao TIZIO,
dopo la tua risposta mi sono guardato le tue mail, i tuoi prodotti e ribadisco quelli che ti ha scritto Ethel (che ha un’identità e gestisce lei l’indirizzo info@): le tue creazioni non ci piacciono.
Volevo precisare un po’ di cose, però, visto che ci fai diverse accuse.
Sappiamo benissimo quel che vuole il mercato.
Siamo in contatto con tantissimi negozi, abbiamo oltre 15.000 lettori ogni giorno, tra cui molti addetti ai lavori. E abbiamo i nostri gusti.
Dire che abbiamo parlato di cose inguardabili è una TUA opinione. Che rispettiamo come tu devi rispettare la nostra.
Per quanto riguarda la professionalità: di che parli? Siamo poco professionali perché non ti abbiamo risposto come avresti voluto? O semplicemente, e poco professionalmente, non sai accettare un rifiuto?
TIZIO:
ciao Simone,non è per il rifiuto è perchè ci sono tante estrosità nel vostro sito e non riesco proprio a capire cosa cè che non và nelle mie creazioni,che si vendono come il pane,tra l’altro mi hanno dedicato tre articoli di giornale,e poi essere rifiutati dicendo ” “”le tue creazioni non ci piacciono”cosa mi dovrebbe far capire???visto il sito estroso ai 15mila visitatori???quindi i visitatori devono essere tutti a gusti vostri?? e come sono i vostri gusti??? L’importante che siano del nord????esiste ancora il razzismo per il SUD?
IO:
Ciao TIZIO,
che tu venda come il pane non ne dubito. Come non dubito che lo faccia Versace, di cui però non parliamo. Come non parliamo di milioni di altri brands che fanno prodotti venduti ed apprezzati ma che non incontrano i nostri gusti “estrosi”.
I gusti, ripeto, sono gusti. Noi segnaliamo solo ciò che ci piace. Punto. Come fanno tutte le riviste, online e cartacee che hanno una linea editoriale, dopotutto.
E, ripeto ancora, come noi non ci permettiamo di giudicare i gusti altrui, tu non venire a giudicare i nostri. E non perché abbiamo tanti visitatori ma perché de gustibus non est disputandum, come si dice sempre.
Lasciamo stare, poi, sulla cosa – delirante – del razzismo, a cui non rispondo perché non mi sembra davvero il caso.
Io nella vita di rifiuti ne ho ricevuti, ma una certa dose di umiltà e dignità mi ha sempre trattenuto dal mettermi poi a criticare chi mi aveva rifiutato.
TIZIO:
i miei gioielli sono stupendi,impossibile dire il contrario,non posso accettare la vostra critica,non accetto! Non siete creatori di gioielli,non avete gusto,lasciamo stare frizzi frizzi ma perchè mi dici la” linea editoriale “??? poi a cosa vi attenete? Guarda sono deluso solamente che fate sembrare chi sà cosè frizzifrizzi invece…………fanno un sito che parlano solo di quello che piace a loro e inventano gli articoli.arrivati a questo punto mi sembra così.DELUSO e non accetterò mai anche se non mi avete pubblicato che voi mi diciate “Non ci piace” è impossibile.non mi aspetto più risposte da te simone e senza tornaconto ti dico che tu non capisci prorio un cazzo e sei offuscato dai 15mila visitatori stranieri.umiltà??
IO:
Beato chi non ha dubbi (e non sa scrivere in Italiano).
La mia socia Francesca è stata intervistata da Adv – Strategie di comunicazione per il numero di marzo, che al suo interno ha uno speciale dedicato alla moda.
MarteMagazine, il blog di MarteLive, dedica un post al fashion blogging con un’intervista al sottoscritto, all’amico Stefano Guerrini, ad Elena di Marco di Modalità:Demodè ed Alessandra Pellegrino di Glamour.
Grazie a Vanessa Scicchitano per l’articolo!
Barthelme è un secchione pedante. Pedante quanto una matricola del DAMS che scopre un mondo lontano da casa, inizia a buttar dentro nozioni, film, nomi, concetti e non riesce proprio a fare a meno di snocciolare tutto quello che sa in ogni singola conversazione.
Barthelme ti fa vedere quant’è post-moderno il suo essere post-moderno e se ogni pagina non è abbastanza metaletteraria la strappa e la butta nel cesso. Ovviamente dopo aver chiacchierato a lungo con il succitato cesso riguardo al suo (del cesso) essere davvero pop, nel raccogliere i rifiuti più bassi (merda etc.) e più alti (le pagine di Barthelme) e trattarli alla stessa identica maniera.
Oltre a Biancaneve, la storia di lei che vive con i sette nani – che puliscono palazzi e fanno omogeneizzati – con i quali (i nani, tutti e 7 tranne uno, il leader, che è in crisi d’identità) fa sesso solo nella doccia, mentre cerca un principe azzurro che però è un mollaccione, ed è attratta dal cattivone di turno, Hobo de Bergerac, che è tanto affascinante ma non ha sangue blu quindi deve prendersi un due di picche, oltre a biancaneve di Barthelme ho letto soltanto Ritorna, dottor Caligari, una raccolta di racconti che mi sono passati dagli occhi, entrati nel cervello e da lì usciti senza lasciar residui visibili.
Però la frase del titolo di questo post vale da sola l’acquisto e sembra a sua volta il titolo di un libro di Mark Leyner, che oltre che con il suo cesso parla anche con le tubature dietro al muro, perché lui è avantpop. Read the full post
La Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss fa un settimanale. E questo non lo sapevo.
Si chiama Reporter Nuovo e sull’ultimo numero c’è una mia intervista (che potete leggere dopo il salto). E ora lo so.
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Per i neopapà o giù di lì, come me: quando non c’è proprio niente da fare per consolare il pargoletto e i Teletubbies vi danno le allucinazioni c’è sempre VBS.tv e i filmati con gli animali.
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