
Un sito fantastico, di quelli come ce n’erano una volta.
Fine anni ‘90. Modem a 14 o 56k. Rumore frusciante per la connessione. Poi sei dentro e inizi da Yahoo o HotBot.
Ti intrippi con i girls group degli anni ‘60 ed inizi a cercare da quei pochi nomi che sai: Shirelles, Ronettes, Shangri-Las.
Ed esce un universo di -ettes.
Le Angelettes! La tizia con gli occhialoni è fantastica. Hanno fatto Popcicles and Icicles. Ce l’ho già ma nella versione più famosa delle Murmaids.
Le troverò mai le Angelettes? Dubito.
Ma Spectropop è la mia nuova Bibbia delle -ettes ed il sito è tanto vecchio da essere quasi poetico.
E da qui finisci da quest’altra parte in un attimo: tutti i nomi di tutti i gruppi femminili entrati in classifica dal ‘60 al ‘66. E scopri pure un mare in piena di -elles.
La mia ossessione di oggi (la canzone, non il film).
Mi sono dovuto prendere il Greatest Hits di Bobby Vinton.
Di solito uso la ricerca per immagini di Google per le copertine dei dischi, sapere com’è fatto un animale dal nome strano o, ultimamente, per avere ispirazioni casuali in fatto di arredamento.
Non avevo mai pensato a cercare chiavi di ricerca che facessero uscir fuori risultati divertenti.
Ma loro sì.
Facendo un po’ di ricerche sulle cravatte per un articolo che (forse) uscirà nei prossimi giorni su FF, vado sul sito del principe delle cravatte Alexander Olch (bellissime!).
Mi dico: dovrei comprarne una per mio padre. Apprezzerebbe.
Poi vedo queste per la festa del papà, cravatta per lui, papillon per il bambino.
Farlo a 30 anni sarebbe ridicolo ma la cosa mi ha commosso. Per un giorno tutti e due in giro in pandan.
Finito il Pitti, archiviato (già con un po’ di nostalgia) il progetto Pitti People, è uscito oggi l’articolo di Valentina Capelvenere sui bloggers come opinion leaders contemporanei.
Si parla del sottoscritto, di Frizzifrizzi e dei colleghi bloggers che con me hanno battuto ogni anfratto del Pitti Immagine Uomo alla ricerca degli stili dei visitatori e degli addetti ai lavori.
Quel geniaccio di Gondry fa ritratti su commissione.
Tu gli mandi la foto e paghi 20$ con PayPal e lui dopo un mese, un mese e mezzo, ti spedisce il ritratto.
Vedendo gli altri fatti da lui, che non sono mica capolavori, ma sicuramente neanche tanto male, mi è venuta voglia di farne fare uno di mia figlia.
Poi ad Ethel si accesa la lampadina: tutti e tre assieme!
Ma ora ci tocca farci la foto, e con l’autoscatto ed una pupattola di sei mesi e mezzo e sette chili e mezzo in braccio non sarà una passeggiata.
Tutto per un quadretto firmato Gondry da incorniciare e mettere nella nuova casa…
Sono entrato in libreria per prendere un libro di cui avevo letto la recensione non so dove: Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto.
Non che io suoni il piano. Non sono neppure un fanatico di Glenn Gould (ho un suo cd ma l’ho ascoltato davvero pochissimo), ma mi intrigava la vicenda, l’ossessione di un personaggio leggendario come Gould, inadatto alla vita di tutti i giorni ma un dio quando se ne stava seduto davanti al suo pianoforte, alla ricerca di quello che poi è diventato lo strumento con cui ha suonato praticamente per il resto della sua vita.
Libri del genere mi piacciono per la storia e l’atmosfera, e quando sono in impasse con la narrativa e non so che leggere, mi compro saggi che di solito si rivelano interessanti: sulla boxe, sullo spionaggio, sui cantanti confidenziali… Robe del genere. Dopo di solito arriva l’ispirazione, sia nel lavoro che nell’acquistare altri libri.
Oggi comunque, come dicevo, sono entrato in una libreria per comprare il volume su Gould dopo averlo visto in vetrina in un’altra libreria. Sono entrato ma non l’ho preso. Passata, nel giro di qualche centinaio di metri, la voglia di leggerlo.
Invece ho preso un libro su Kubrick di Michael Herr, mio scrittore feticcio (per Dispacci), che ho già iniziato a leggere. L’avevo visto già da un po’ sugli scaffali ma fino ad oggi non mi ero deciso a portarmelo a casa.
Ma si sa, queste cose hanno il loro tempo ed i libri per fortuna aspettano che arrivi il tuo personalissimo momento giusto per leggerlo.
Poi ho presto Principianti di Carver, con le versione inedite e non tagliate di alcuni suoi racconti, che mi tengo per quando mi viene un po’ voglia di Carver. E succede spesso.
E infine Zona Disagio di Jonathan Franzen, di cui ho letto solo recentemente Le correzioni, con cui ho pianto come un bimbetto come non mi era mai successo prima con un libro. Zona Disagio è l’autobiografia dell’autore e anche qui, come nel suo capolavoro, si parla di famiglia.
In questo periodo meraviglioso ma strano, con una figlia da crescere in due e la famiglia lontana, sto cercando in libri e dischi (film purtroppo è da un po’ che non riesco a vederne) sensazioni rassicuranti.
E difatti mentre leggevo Le correzioni sono spuntati fuori, nelle ore della lettura, di solito da mezzanotte alle due o giù di lì, fiumi di ricordi che avevo accantonato da qualche parte.
Sob. Sob.
Anche se dovevamo prendere ogni lunedì un treno regionale sempre pieno e caldo e sudato (pure il treno).
Anche se tra andare a Rimini, far lezione e tornare a Bologna, andava via praticamente una giornata.
Anche se ancora non sappiamo quanto ci pagheranno per farlo.
Anche se qualche volta ho fatto le 3,00 per buttar giù documenti in pdf pensati per una settimana e scritti all’ultim’ora (ma venuti egregiamente, credo).
Mi dispiace un mondo che sia finita.
Perché mi sono divertito e definitely, come dicono gli inglesi, mi piace insegnare.
Perché i ragazzi sono stati molto meglio di quello che mi aspettavo, e soprattutto sono cresciuto tantissimo dalla prima all’ultima lezione.Perché ci ho ficcato dentro anche un mini-corso di scrittura creativa, che mi diverte sempre (ed è pure servito).
Perché io e la mia socia Francesca in coppia sembriamo il poliziotto buono e quello cattivo ed ogni tanto ci invertiamo le parti.
Perché amavo tornare a casa alle 20,30 e mangiare würstel, uova e birra, diventati ufficialmente, per geniale intuizione di Ethel, la mia cena post-università.
Si spera che il prossimo anno ce ne facciano fare un altro (e magari trovare anche qualche altro corso di laurea interessato ad un paio di Frizzifrizzi prof.).
Quelli di D – La Repubblica delle Donne mi hanno appena intervistato per un numero dedicato alla moda uomo che uscirà subito dopo i giorni del Pitti Immagine Uomo.
Bella intervista (sicuramente molto meglio delle altre che mi hanno fatto).
Sono andato un po’ in crisi quando la giornalista, Valentina Capelvenere, mi ha chiesto quand’è stato il momento in cui ho capito che per Frizzifrizzi avevamo svoltato.
In un millisecondo mi sono domandato ma perché, abbiamo svoltato?, mi sono risposto dài diciamo di sì e poi ho risposto a lei non so come. Pazienza, lo rileggerò sulle pagine di D quando uscirà.
Mi ha anche chiesto il libro che mi ispirato di più. Risposta: Infinite Jest, sicuramente.
Che con quello che faccio nella vita non c’entra assolutamente niente ma è stato quel volumotto denso denso di parole, paranoie e personaggi che poi ti porti dentro come fossero (stati) vivi che mi ha dato la strana energia, quel Natale del 2000, che poi nei mesi seguenti mi ha fatto mettere tutto in discussione.
Secondo libro (ma questo non me l’ha chiesto), sicuramente Dispacci di Michael Herr, per quell’energia potente, furibonda, ormonale, oscura, che non ho più trovato in nessun altro libro. E difatti quello era un reportage giornalistico, non un romanzo.
Oggi io e la socia Francesca abbiamo tenuto la prima lezione del laboratorio di Fashion Blogging presso il Corso di Laurea Magistrale in Moda dell’Università di Bologna, Polo di Rimini.
Frizzilab, poi ribattezzato Mamofrizzi.