Questo blog che ho sempre considerato (molto) di contorno, una specie di piccola isola dove scrivere quando e come mi pare, sta iniziando ad avere una vita propria.
Oggi sono su Style.it.

Un enorme ringraziamento a Claudia Vanti che ha scritto il post.

Feb 04, 2010
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A meno che non sei un over 40 e se ti dico blog ti viene in mente solo The Sartorialist, ci scommetto che dell’ipersopravvalutato Scott Schuman non ne puoi più.
E se ti piacciono i gatti e pensi che la parodia a volte è meglio dell’originale, guardati The Catorialist.

Feb 03, 2010
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Nel weekend sarò a (Alta)Roma per rappresentare Frizzifrizzi durante la prima edizione del Fashion on Paper, intanto il mio amico Stefano Guerrini, che sarà l’anche lui in (multi)rappresentanza di MadeWithStyle, Qbik, Dapasserella e Le Pillole di Stefano, mi ha fatto una mini-intervista sul suo blog, insieme ad un altro amico/collega, Bollett di UrbanCamou.

Jan 28, 2010
frizzifrizzi, interviste Tags:, ,

Su D – La Repubblica delle Donne, si parla di Frizzifrizzi in uno speciale sui consigli dei bloggers per la prossima primavera-estate.

Nonostante ci sia il mio nome in realtà è tutta farina del sacco della mia socia Francesca, e ci tengo molto a specificarlo.
Purtroppo quelli di D, visto che non è la prima volta che parlano con/di noi, preferiscono aver un punto di riferimento (in questo caso io) e segnalare quello.

Jan 23, 2010
frizzifrizzi, press

Come milioni di altri egocentrici bloggers faccio la mia lista di buoni propositi per l’anno che è appena iniziato.
Ho preferito lasciar fare al caso e farmi consigliare da questo sito. Ecco i risultati, molti dei quali probabilmente non seguirò. Ma è un buono spunto per iniziare…

1.  Start a pencil collection: bello! Le matite sono affascinanti, sia concettualmente (tutto quello che ci si può fare) sia esteticamente. In casa ce ne sono già tante. Perché non usarle di più e poi raccoglierle e magari incorniciarle. In salotto starebbero benissimo.

2.  Talk more, tweet less: twitto veramente pochissimo ma se cambiamo twitter con facebook allora sì, si può fare, ed anzi ho già iniziato a fine anno. Mi piaceva facebook per il fatto di restare in contatto con i vecchi amici ma tra inviti ad eventi, email di chi mi contatta per cose per cui potrebbe (dovrebbe!) contattarmi tramite Frizzifrizzi, giochini e test che riempiono le pagine altrui, è diventato un lavoro pure quello, e ne faccio volentieri a meno.
In quanto a parlare di più, sì forse dovrei. Ma chi mi conosce sa che passo da settimane di semi-mutismo ad altre (ma in questo caso sono più giorni che settimane) di chiacchiericcio inconsulto.
Lo prendo comunque come un invito a parlare di più delle cose importanti, ché dò troppo spesso per scontate.

3. Make a quilt: non ho proprio l’abilità manuale e la pazienza per mettermi a fare una trapunta. Questo lo salto.

4. Look up at the sky: non sono tra quelli che non guardano mai in alto. Ne è la prova il fatto che se su una strada o in mezzo ad un parco c’è anche una sola cacca di cane, puoi star certo che sarò io a pestarla. Come proposito vedrò di guardare un po’ più in su (stando comunque attento alle cacche).

5. Spend more time with the kids: sono un bravo papà? Me lo chiedo spesso e la risposta è di volta in volta diversa. Durante questi giorni di festa ho passato decisamente più tempo con mia figlia (e lavorato decisamente meno, praticamente niente) e mi sono divertito un mondo. Devo imparare che, dopo una certa ora, il computer va spento, il cellulare va ammutolito e far finta, fino al giorno dopo, che non esistano.

6. Accept: questa è La Parola Chiave. Devo accettare che gli altri siano diversi da me. Devo accettare che quello che per me è importante non lo sia per chi mi sta intorno. Devo accettare che chi mi sta intorno consideri importanti delle cose che per me non lo sono e meritano quindi la mia attenzione. Devo accettare di essere umano e fare degli errori e rinunciare alla ricerca continua della perfezione in quello che faccio, tanto non la raggiungerò mai.

7. Grow basil: sì una piantina di basilico fresco, sul davanzale o in terrazza ci starebbero proprio bene. E gli spaghetti ne guadagnerebbero.

8. Enjoy every minute: mah, questa mi sembra una gran banalità. Sfido chiunque a gustarsi ogni minuto della propria vita. Anche solo in linea di principio non sono d’accordo. Rivendico il mio diritto ad essere scazzato, annoiato o anche solo indifferente.

9. Write a story: punto dolente. Ma sono contento che sia uscito come proposito. Scrivere è forse la cosa che mi piace fare di più, insieme a cercare. Quello che faccio ne è la dimostrazione. E non ho iniziato a fare il blogger per essere invitato ad eventi, stringere contatti ecc. ecc. Sono piuttosto orso, a dire il vero, e seppur nel tempo io abbia conosciuto tanta gente interessante, rimango comunque estraneo alla mondanità, al farsi vedere e all’esserci a tutti i costi tipici del mondo in cui bene o male lavoro.
Tanto che periodicamente apro il mio bravo editor di testi e provo a ri-cominciare a scrivere racconti da tenere nel cassetto, come facevo fino a dieci anni fa. Ma poi, dopo aver scritto qualche riga la lascio lì, proponendomi di tornarci sopra (ma non lo faccio mai) e riempio di frasi abbandonate a loro stesse una cartella del desktop che poi non vado mai a riaprire. Questo 2010, lo prometto a me stesso, finirò almeno un racconto.

10. Take a break: vedi il punto 5. Dopo le sei (facciamo le sette) il computer dovrà esistere solo per ascoltar musica, scrivere (vedi punto 9) o guardar film. E un weekend senza una tastiera, un telefono o una macchina fotografica tra le mani, di tanto in tanto, devo proprio farlo.

Jan 02, 2010
personal, web Tags:,

Non ho mai avuto un presepio, ed ho spiegato il perché in un articolo su Frizzifrizzi (ma potete leggerlo anche qua in fondo).
La mia famiglia evidentemente legge quello che scrivo visto che era nell’aria, durante l’ultima visita a casa dei miei, nei giorni scorsi, che per me ci sarebbe stato un presepe sotto l’albero.
Ma ecco che durante un pranzo di famiglia, di quelli che non facevamo da un po’, arriva il fratello di mio padre con questo: un vecchio presepe di famiglia che ha restaurato apposta per noi.

Casetta ed angelo sono del 1957. Li comprò mio nonno – che purtroppo ho potuto conoscere veramente poco, visto che è morto quando ero ancora molto piccolo – e l’hanno avuto in casa mia padre e i suoi due fratelli per tanti anni.
Ora arriva nella nostra casa, non senza qualche lacrimuccia versata dal sottoscritto dietro agli occhiali scuri che portavo quando ho ricevuto il regalo (causa Sveva e le sue unghiette letali in un occhio).
Sicuramente il più bel regalo di Natale che potessi(mo) ricevere.

Nascendo in una famiglia di “mangiapreti” come la mia, non puoi sperare che da bambino, a Natale, ad un certo punto ci si riunisca tutti per fare il presepe. Non ce l’avevamo proprio, il presepe. Mai entrata una statuina religiosa, in casa.
Però visto che a scuola tutti ne parlavano e a casa degli amici vedevo muschio, pastorelli, falegnami e grotte di cartapesta, decisi di ingegnarmi e fare, di nascosto, il mio segretissimo e personalissimo presepe.

Dal giardino presi qualche strato di muschio, lo portai sotto ad un salice, raccolsi dei gusci di pinolo e con quelli (e tanta immaginazione) feci tutta la bella scenetta della natività. Che durò qualche giorno: poi arrivò la neve e ricoprì tutto. Sembra la scena di un film girato in Polonia durante la guerra fredda, lo so, e quando la racconto ancora ridono tutti, compresi i miei genitori che quando lo scoprirono si sentirono al pari della polizia segreta della Germania Est.

Quella fu una delle poche volte in cui si accese dentro di me una fiammella di religiosità. Debole, perché fu più che altro invidia per i miei compagni di scuola e voglia di fare qualcosa che tutto il resto del mondo tranne me, per come la vedevo io, faceva.

Dec 12, 2009
casa, personal Tags:, ,

Questo è il primo albero di Natale ufficiale qui in casa Sbarbati e, dato che siamo una famiglia nuova di zecca, ancora non abbiamo scatole impolverate piene di addobbi, palline con una storia alle spalle, puntali regalati dal nonno dell’amico del fratello di…

In pratica, si parte da zero. Abbiamo risolto con un piccolo albero preso per pochi euro, palline rosse ipereconomiche e poi ci abbiamo attaccato su qualche decina di pins.
Per quest’anno, bene così.

Dec 11, 2009
casa, personal Tags:,

E’ una vita che non metto nuovi posts. Sono stato alle prese con il lavoro (lanciare la Frizzifrizzi’s Xmas Gift Guide, andatevela a vedere!), promuovere, scrivere, leggere, vendere, collaborare.
E poi con l’arrivo dei malanni invernali di Sveva (perché nessuno ti dice le cose? Mai e poi mai fare l’aerosol prima di mettere a dormire la pupetta…) le lancette dell’orologio hanno iniziato a correre e correre.
Ora ho ancora più da fare, ma il Natale è alle porte e, come tutti gli anni, sono in piena atmosfera natalizia.

Mi guarderei tutti i film a tema, pure le puntate di Natale di ogni telefilm.
Nel frattempo io ed Ethel stiamo addobbando la nuova casa, o almeno ci proviamo!

Dec 11, 2009
casa, frizzifrizzi, personal

Altro che Wikipedia!
Da bambino tutto quello che dovevi sapere lo trovavi su Io e il mondo.

A 6/7 anni è stato il mio libro feticcio: poteva bruciare tutta la casa, l’importante era salvare Io e il mondo.
Prima di quello c’era stato Jo Condor, prima ancora Cecco Bilecco (che sale sul ponte, il ponte si spacca, ecc…) e dopo vennero Il Re delle Serrature (volevo diventare uno scassinatore), il Manuale delle Giovani Marmotte, i libri-game…

Io e il mondo era Il Verbo. Oggi non sarebbe più molto attuale su certi argomenti, tipo la famiglia (tutti hanno una mamma ed un papà, dicevano) ma alcune cose le so proprio grazie a lui (per me quel libro era un’entità, non un oggetto) tipo come funziona un’automobile, cos’è una patella, perché non devo toccare una pentola sul fornello.

Io e il mondo è stato anche il mio regalo di pre-fidanzamento ad Ethel. Ed ora è in camera di nostra figlia, che l’aspetta.

Oct 15, 2009
letture, personal Tags:

Ieri ho incontrato Silvia e Francesca di GradoZero Edizioni – a cui dedicherò presto un articolo su Frizzifrizzi – che mi hanno regalato questi bellissimi libri, i primi due ad uscire per la loro nuova casa editrice di libri per l’infanzia.

Un po’ di pazienza racconta la storia di due gemelli (tra l’altro Silvia e Francesca mi hanno fatto notare come nel settore dei libri per bambini davvero raramente si approfondiscano le dinamiche dei gemelli!) a cui la mamma insegna, tramite cose di tutti i giorni come vestirsi, preparare la colazione, giocare, il concetto di pazienza.

Mentre la mamma è al lavoro invece fa un parallelismo tra la giornata a scuola di una bimba e quella al lavoro di sua madre, per spiegare che una mamma, anche quando non è con te, continua ad esistere!

Oct 14, 2009
letture, personal Tags:

A volte una M può essere L. A volte S (tipo pò esse fero o pò esse piuma). Stavolta era fero, un po’ grande.

Ma bella lo stesso, la tee di T-Post. Ne ho parlato pure su Frizzifrizzi. E’un magazine/t-shirt: fuori c’è l’illustrazione, dentro la notizia.

Oct 14, 2009
personal Tags:,

Sul numero di Vogue di ottobre si parla di blogs. E ci siamo anche noi!

Lo trovate in edicola. Siamo a pagina 190.

Oct 07, 2009
frizzifrizzi, press

Un po’ in ritardo mi accorgo che mi hanno pubblicato ancora una volta su D – La Repubblica delle Donne. Per Frizzifrizzi ma anche – e di questo ne vado ancor più fiero – per il mio sito personale.
Appunti non di moda, ma di stile, dicono.
Le piccole “monografie di stile”, come le ha ribattezzate il mio amico Stefano Ricci / El Manco, hanno fatto colpo. Quindi le folgorazioni notturne del tipo “mmm… mettiamoci a cercare tutte le giacche di pelle che ha portato Lou Reed” avevano un senso.

Di Frizzifrizzi invece scrivono: cliccatissimo, è ormai classico, con un curioso e interessante approccio alle notizie. Praticamente quello che abbiamo cercato di essere / fare / trasmettere fin dall’inizio del progetto, riassunto in poche righe.

Il numero è quello di sabato 26 settembre. A pagina 170 vengono segnalati i migliori blog su moda, design, arte e tecnologia. Se ce l’avete ancora da parte meglio, altrimenti lo potete sfogliare direttamente online da qui.

Oct 05, 2009
frizzifrizzi, press

Devo stare a spiegare cos’è stato per la mia generazione (almeno per quelli che non fanno finta di non averlo visto, perché alle prese solo con altamente cerebrali film d’autore) Dawson’s Creek?

Le camicie di Pacey Witter possono riassumere, da sole, com’eravamo a cavallo del vecchio e del nuovo millennio.
Dalla prima alla terza serie non si sono risparmiati in fantasie assurde. Nella quarta serie forse andavano a risparmio ed hanno usato molte di quelle della terza.
Nella quinta serie sono arrivati i toni neutri e nella sesta, visto che Pacey faceva il broker, se ne sono viste davvero poche di camicie stile Witter.

Scartando i modelli più banali, qua trovate ben 78 esemplari, trovati scandagliando ogni singolo episodio.
Questa è ricerca, ragazzi!

Poi, magari, ai vestitini a fior di Jen, dedico un altro post un po’ più avanti.
I don’t wanna wait…

Oct 03, 2009
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Finalmente mi è arrivato l’ultimo numero di Bang Art, dove tra l’altro collaboro sotto le spoglie (rosa) di Frizzifrizzi.
Che dire? C’è un abisso tra questo e i primi numeri.
Più grande, carta fantastica, più contenuti, poster centrale.
Vale la pena andarsene a cercare una copia!

Oct 02, 2009
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